Claudio Rancati
Reportage - Storytelling

Dignità lettone

Storytelling

Riga è uno dei maggiori centri baltici. Capitale della Lettonia, è popolata da 699.203 abitanti (censimento 2011) suddivisi in lettoni (42,3%), russi (41,0%), bielorussi (4,2%), ucraini (3,9%), (polacchi 2%) e altre nazionalità (5,8%). La religione prevalente è luterana, ma è praticata anche la ortodossa (maggiormente dei russi) e trova spazio anche una minoranza di cattolici. La città è posta sulla sponda destra del fiume Daugava e si estende sul Mar Baltico.Il centro storico è riconosciuto dall’UNESCO come “Patrimonio dell’Umanità” (1997): più di 800 edifici in Art Nouveau unitamente ad architettura in legno del XIX secolo ne avvalorano la bellezza.

La fondazione avvenne il 18 agosto 1201 per ordine del vescovo tedesco Albrecht von Buxthoeven che raggiunse il territorio per evangelizzarlo. Nel XIII secolo ebbe periodo di massimo splendore ma successivamente le fazioni germaniche entrarono in conflitto e tra il 1621 e il 1710 appartenne agli svedesi spodestati dai russi. Nonostante il dominio della Russia, il tedesco rimase lingua ufficiale fino al 1891. La lingua lettone venne riconosciuta solo dal 1918, nel momento in cui Riga divenne capitale della neonata Repubblica Indipendente della Lettonia. Dopo la seconda guerra mondiale, nel 1944 la Russia si rimpossessò con la forza del territorio lettone per annetterlo all’URSS, deportando gli abitanti nei gulag sovietici.
Dal 1991 la Lettonia riacquista la propria indipendenza.

Nel 2008 Parex Banka dichiarò fallimento e l’84% delle azioni vennero rilevate dallo Stato.
L’operazione influenzò il Pil che diminuì del 22% e la Repubblica Baltica si salvò con un prestito dal Fondo Monetario Internazionale. In seguito a un piano di austerità, che prevedeva il blocco delle pensioni, licenziamento di dipendenti pubblici e tagli di stipendi, il debito venne estinto anticipatamente, l’economia ebbe un incremento di +5,6% nel 2012 (tra i migliori dei paesi U.E.) e la disoccupazione scese dal 20% al 10,4%.
Nel 2013, alle soglie dell’arrivo dell’Euro, entrato in uso il 1 gennaio 2014, il paese è spaccato in due tra boom economico e povertà. In questo quadro sociale così disallineato, la dignità è un fragile tenore di vita disegnato da scelte politiche e, come nella allegoria di Giuseppe Cesari, sorretto a stento dal 32,7% dei lettoni, a rischio povertà o esclusione sociale.